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Stretching prima o dopo l’allenamento: quando e come farlo

Lo stretching è una componente importante dell’attività fisica, ma per ottenere benefici reali è fondamentale capire quando eseguirlo e quale tipologia scegliere. Fare stretching prima o dopo l’allenamento non produce infatti gli stessi effetti.

Prima di iniziare una sessione è preferibile puntare sullo stretching dinamico, caratterizzato da movimenti controllati e progressivi che accompagnano muscoli e articolazioni lungo il loro naturale raggio di movimento. Slanci delle gambe, circonduzioni delle braccia, affondi dinamici e rotazioni del busto possono aiutare a preparare il corpo allo sforzo, aumentare gradualmente la mobilità e favorire l’attivazione muscolare.

Lo stretching statico prolungato, invece, non rappresenta generalmente la scelta migliore immediatamente prima di esercizi intensi di forza o potenza, perché può ridurre temporaneamente la capacità del muscolo di esprimere la massima prestazione.

Prima di iniziare gli esercizi nella nostra palestra a Torino, quindi, è utile dedicare alcuni minuti a un riscaldamento generale seguito da movimenti dinamici specifici per i gruppi muscolari che verranno maggiormente coinvolti.

Stretching dopo l’allenamento: come eseguirlo correttamente

Al termine della sessione cambia l’obiettivo: non occorre più preparare il corpo allo sforzo, ma accompagnarlo gradualmente verso una condizione di riposo e lavorare sulla flessibilità. In questa fase è possibile utilizzare maggiormente lo stretching statico, assumendo una posizione che provochi una sensazione di allungamento controllato e mantenendola per alcuni secondi senza molleggiare. L’allungamento non dovrebbe mai provocare dolore intenso: una tensione moderata è sufficiente. È importante inoltre respirare normalmente e rilassare progressivamente la muscolatura.

Chi svolge esercizi di forza può concentrarsi soprattutto sui distretti maggiormente utilizzati durante la seduta, ad esempio quadricipiti, posteriori della coscia, glutei, pettorali, dorsali e spalle. Un personal trainer a Torino può aiutare a individuare gli esercizi di mobilità e stretching più adatti in base al programma svolto, alla tecnica degli esercizi, agli eventuali squilibri e agli obiettivi individuali.

Va però ricordato che lo stretching non deve essere considerato un sistema per eliminare automaticamente i dolori muscolari del giorno successivo, ma uno strumento da inserire con criterio all’interno di un programma completo.

Quanto stretching fare e quali errori evitare

Non esiste una durata identica per tutti: frequenza, intensità e tipologia devono essere adattate alla persona, allo sport praticato e al livello di mobilità.

Per molti esercizi statici può essere utile mantenere ogni posizione per circa 20-30 secondi, ripetendola senza forzare e lavorando in modo equilibrato sui due lati del corpo. Tra gli errori più comuni ci sono stretching eseguito a freddo, movimenti bruschi, molleggi eccessivi, posizioni mantenute nonostante il dolore e la convinzione che sia necessario diventare estremamente flessibili per allenarsi bene.

La mobilità dovrebbe invece essere funzionale ai movimenti richiesti nella vita quotidiana e nell’attività sportiva. In presenza di rigidità persistenti, limitazioni articolari o fastidi ricorrenti, è opportuno evitare il fai da te e comprendere prima la causa del problema. Anche un percorso di osteopatia a Torino, quando indicato e inserito in un approccio multidisciplinare, può contribuire alla valutazione della mobilità e delle eventuali limitazioni.

Lo stretching, quindi, dà il meglio quando viene utilizzato nel momento giusto: dinamico prima dell’allenamento, prevalentemente statico dopo, sempre con gradualità e rispettando le caratteristiche individuali.